Maniago 

Maniago è il più grosso centro della Pedemontana pordenonese, posto allo sbocco delle valli del Cellina e del Colvera. Confina con Montereale Valcellina, Andreis, Vajont, Frisanco, Fanna, Cavasso Nuovo, Vivaro e San Quirino. Dista 26 chilometri da Pordenone. Ha un'altezza di 283 metri sul livello del mare, una superficie complessiva di 69,1 kmq e 10.712 abitanti. Comprende le frazioni di Campagna, Dandolo, Fratta, Maniago libero.

Guarda le  cartoline ed i  video 
Visita
eManiago, Tutto cio' che di Maniago è on line

Partecipa ai dibattiti su La Lama , la comunita' virtuale dei maniaghesi.

 

TELEFONI UTILI 
Carabinieri 0427 71555
Vigili del fuoco 0427 71222
Ufficio postale 0427 71473
Maniagoonline.com

SCUOLE
Scuola elementare, direzione didattica 0427 71526
Scuola materna statale 0427 71035
Scuola media statale 0427 71524
Liceo scientifico statale Torricelli 0427 731491
Istituto professionale di stato per l'industria e l'artigianato 0427 71312

 

 

COMUNE
Municipio 0427 707111
Pro Maniago 0427 730779
Centro assistenza anziani 0427 730016
Centro diurno 0427731543
Centro di salute mentale 0427 735208
Consultorio familiare 0427 735340
Ospedale civile 0427 71781
Biblioteca civica 0427 730016

 

BANCHE
Crup 0427 72906,
Banca popolare di Verona 0427 700236
FriulAdria 0427 701401
Rolo Banca 0427 72917
Banca Antoniana 0427 709271
Cariverona 0427 701335

Un po' di storia di Maniago 

 

QUANDO LA SERENISSIMA ARMATA CONQUISTÒ IL CASTELLO
di ANGELO MAZZOTTA
Pare sia stata la presenza, in epoca romana, di una miniera di ferro sui fianchi della riva scoscesa del torrente Colvera a dare l'avvio a quella che doveva divenire la più nota e celebrata produzione di Maniago : le coltellerie. Oggi coltelli, forbici, utensili da cucina fabbricati a Maniago raggiungono i mercati di tutto il mondo e il Made in Maniago è una delle celebrate griffes italiane. Se la storia della miniera romana sul Colvera non ha basi documentate, è invece certo che intorno al XIV secolo fiorirono in loco i battiferro, con la produzione di arnesi per l'agricoltura, la vita domestica, le botteghe artigiane. La prima notizia certa di questa attività è del 31 marzo 1380 e si riferisce a tale Linussio, che produceva falci messoie, roncole, coltelli e altri arnesi in ferro battuto. La fama si sparse e insieme a questi strumenti pacifici cominciarono ad arrivare commissioni anche per la produzione di armi: pugnali, spade, punte di alabarda, giavellotti e, infine, man mano che gli artigiani maniaghesi miglioravano la loro capacità, anche armature per uomini e cavalli.

A Maniago , comunque, le armi non ci si limitava a produrle, si sapevano anche adoperare. Infatti la storia locale è costellata da imprese belliche, sia in difesa che in attacco. È il 981 quando per la prima volta si parla di Maniago in un atto ufficiale: da Ravenna l'imperatore Ottone II sancisce il dominio del Patriarca di Aquileia su corte, pieve e monte di Maniago . Molte indicazioni, oltre alla citata storia della miniera di ferro in Val Colvera, tuttavia fanno pensare che nella zona già in epoca romana vi fossero insediamenti, probabilmente militari. Lo stesso toponimo potrebbe derivare dal latino Manlius, dal nome dalla famiglia romana che aveva avuto in assegnazione il territorio. Alcuni frammenti databili all'VIII secolo indicano pure una probabile presenza longobarda. Il Patriarca d'Aquileia nel 1195 assegnò il paese, con castello e territorio, a una famiglia di nobiltà locale, che assunse, come era d'uso, il nome di conti di Maniago .

Fu certo una buona scelta, tenuto conto dell'energia con la quale i nuovi signori di Maniago , appena una ventina d'anni dopo (1216), seppero respingere gli assalti al castello - costruito su un rilievo alle spalle dell'abitato, in posizione dominante - delle agguerrite soldatesche di due insegni uomini d'arme come Ezzelino da Romano e Vecellone da Camino. Lo stesso accadde nel 1309, in una contesa tutta friulana quando Enrico di Prampero e Gualtierpertoldo di Spilimbergo, alleati con quelli di Fanna, invasero Maniago , bruciarono il paese e diedero l'assalto al castello. Gli andò male anche stavolta. Il conte di Montepace, che guidava gli armati nel maniero, li respinse infliggendo loro gravi perdite. Guartierpertoldo ci rimise la reputazione, scappando a rifugiarsi nel castello di Montereale, Enrico di Prampero addirittura la vita, finendo decapitato nel castello di Udine. I Maniago , schieratisi contro la candidatura del cardinale francese Filippo d'Alencon, furono protagonisti anche nella lotta per l'investitura del Patriarcato d'Aquileia, durata dal 1365 al 1392. Per tre volte i partigiani del francese assaltarono il territorio, ma furono più volte battuti dai maniaghesi, guidati in battaglia dai conti Luchino, Odorico e Bartolomeo. Sconfitta cruenta: il Carrara rimase ucciso con 120 dei suoi, e altri 300 furono feriti. Non contenti, i Maniago contrattaccarono assaltando e saccheggiando 12 paesi alleati con i Carraresi. Ma anche per il castello di Maniago venne l'ora della capitolazione: nel 1420 fu espugnato dalle truppe della Serenissima, che conservò il dominio del territorio fino alla caduta della Repubblica, nel 1797.

Quel che successe dopo fattelo dire a voce dall'ultimo conte di Maniago:


Il conte Andrea d'Attimis Maniago Marchiò racconta la genealogia della casata dei Maniago
(grazie al convivum SlowFood del Maniaghese)